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Il
nostro Palio ha il pregio di essere diventato una tradizione
maggiorese, anche se non esiste la certezza di origini storiche
fondate.
Tuttavia Maggiora ha avuto origine, organizzazione e riconoscimento.
Con la XVII edizione in programma in questo 2002 si intende
continuare la ricostruzione storica verosimile, attinente alla
realtà del tempo (ed in parte documentata) delle origini della
comunità.
Nelle passate edizioni si erano potute presentare le ricerche sulla
storia dei primi anni di Maggiora, sulle prime feste con particolari
studi sull'alimentazione di quel tempo. Maggiora divenne comunità
civile e religiosa e pertanto fu necessario procedere alla
Nomina
dei Consoli e del Curato. Con la costruzione di una
piccola cappella, Maggiora divenne centro religioso: fu necessaria
la
Benedizione
di un altare.
Man mano che il centro si ampliava fu necessario amministrare la
giustizia: un caso particolare che impegnò i giudici fu quello del
Contenzioso
delle pecore. Le continue scorrerie di briganti e casi di
soprusi da parte di fazioni ostili avevano consigliato di
organizzare una difesa del borgo e pertanto si passò alla
Costituzione della
Compagnia Arcieri che fu affidata al comando di quattro
baldi maggioresi che erano stati nominarti
Cavalieri
da Enrico Tornielli. Maggiora ebbe anche un
Mangano
per la sua difesa.
Tutto questo per difendere il lavoro dei miti maggioresi che si
distinguevano come bravi artigiani e commercianti ma che non
perdevano l'occasione per ben figurare anche come agricoltori
specialmente come produttori di buon vino.
Ma ricordare i primi anni di vita del piccolo centro senza parlare
del casato dei Tornielli, non sembra giusto. Per questo il Palio é
lieto di accogliere per la séconda volta consecutiva la Comunità di
Vergano di Borgomanero che ha accettato di rappresentare il celebre
casato nelle rievocazioni storiche di queste ultime edizioni.
Per ricordare tutto questo, quasi ad anticipare le moderne ferie,
venne anche il "Tempo
del
Palio".
CORSA E MARCHIO DELLE BOTTI
Enrico Tornielli si rivolge alla gente di Maxoria invitandola a
dare il via al Palio e a preparare le botti per la corsa, di cui ha
sentito parlare e che ha la fortuna di poter assistere.
Quella gara era nata quasi per gioco: alcuni giovani, dovendo
portare le loro più grosse botti sulla pubblica piazza per un
conteggio generale, si sorpresero a spingerle con forza ma anche con
divertimento, tanto da tramutare la fatica in competizione. Capitò
vincitore un uomo delle Cascine, poi due della Valeggia, non mancò
un gruppetto della Cavaiasca né altri della Malviraa.
In men che non si dica le botti ruzzolarono su e giù più volte prima
di essere colmate di vino profumato. Così anche quel 24 giugno la
corsa non poteva mancare.
Dovendo essere tutto in regola, i capitani con alcuni rionali
fidati si sottopongono di buon grado al controllo delle loro botti
che, pesale e zavorrate, vengono marchiate a fuoco con un sigillo
contraddistinto dall'iniziale di Maxoria.
Ogni gruppo segue con attenzione la marchiatura, si può dire quasi
con apprensione perché per ogni rionale la sua botte ha un fascino e
un cuore, capaci di far correre a perdifiato nove baldi giovani
all'inseguimento della vittoria.
La botte, nel giorno del Palio, è vita, che si colora di giallo per
le Cascine, di blu per la Cavaiasca, di verde per la Malviraa e di
rosso per la Valeggia.
TIRO CON L’ARCO
Nell'attesa del momento propizio i rionali si cimentano in prove di
abilità. I capitani, che hanno lavorato duro perché il proprio rione
faccia bella figura, decidono di chiamare in campo i loro arcieri.
La compagnia degli arcieri era stata istituita in anni più bui per
contese e tenzoni. Per fortuna l'arte di scoccare le frecce si era
ben mantenuta con la mira della selvaggina nei boschi di Musocco.
Nel giorno del Palio i migliori arcieri sono chiamati a dimostrare
la loro valentia. Ogni capitano si rivolge al suo arciere
chiamandolo con l'appellativo di battaglia, che gli arcieri, per
meglio entrare nel loro ruolo, avevano scelto per richiamare
l'origine degli eroi a cui si ispiravano.
Poi avvolge alla faretra il drappo del colore del rione, in segno d'
affetto e di partecipazione di tutti i rionali che sono vicini
all'arciere durante la gara.
Infine lo esorta "O nostro abile arciere, che ti sei
degnato di passare ore e ore nella boscaglia a lanciare dal tuo arco
colpi sempre più dritti e sicuri, onoraci oggi con le tua prova. Che
la luce del meriggio, la serenità del tuo animo e l'amore per la tua
terra guidino il tuo sguardo e il tuo gesto alla meta vittoriosa!"
INVESTITURA DEI CAPITANI
Nei primi decenni del 1300 gli uomini di Muciano, dopo la
distruzione del castello di Montalbano, decisero di staccarsi da
Boca per fondare una piccola comunità autonoma.
Ben presto si resero conto però che, se volevano mantenere e far
prosperare la nascente Maxoria, dovevano difenderla con destrezza
per parare gli oltraggi militareschi e le rivendicazioni feudali,
consuete in quei tempi bellicosi.
Costituirono quindi una compagnia di arcieri che, con intense
esercitazioni, imparò rapidamente a mirare e a colpire. Essendo però
abituata alla caccia più che alla battaglia, e poiché si avvicinava
l'ora d'inevitabili invasioni e possibili attacchi, si decise di
coordinarla con la nomina di persone ardite e responsabili.
La scelta cadde su quattro uomini, ciascuno originario di un rione
del borgo, dal fisico energico, dal carattere volitivo, dalla mente
pronta e dal cuore fedele i quattro aspiranti capitani, dopo giorni
d'intenso tirocinio sotto la guida del saggio console Andrino, sono
pronti per ricevere l’investirura.
E' giorno di solleone domenica 14 luglio e grande festa a Maxoria.
Tutta la popolazione
si è, riunita in un grande spiazzo, al limitare della campagna,
per assistere alla cerimonia., Ad attendere i prescelti c'è il
signore di Vergano Enrico Tornielli con la consorte Bonacosa
Visconti e la cognata Brusamante Malaspina, ed il priore Pietro
Torniello con la sorella Zaccarina.
Giunti al cospetto dei signori, i quattro iniziano il rito
bagnandosi la punta delle dita in un bacile colmo d'acqua di rose;
poi si passano di mano in mano una croce, su cui hanno meditato
durante la notte trascorsa in chiesa.
Il priore si avvicina ad uno ad uno, dando un leggero colpo sulla
guancia. Lo segue il religioso Antonio da Gualano, che benedice le
spade -portate all'altare- con cui adorna il fianco di ciascuno
mentre invoca benedizioni sulla loro missione. Si fa avanti il
nobile Tornielli che, con la propria spada, sfiora loro la spalla
destra dicendo: "Per l'autorità che mi è concessa, da oggi in poi
fino al nuovo giungere dell'estate, tu sarai capitano. A te spetterà
il compito di riunire e preparare la gente del tuo rione, tuo il
dovere di difenderla in caso di pericolo, d'incoraggiarla in caso di
sofferenza, di pacificarla se ci fosse malumore; tuo l'incarico di
far valere le virtù di ciascuno e di custodire i beni di tutti.
Sappi che, un uomo che si fregia di questo titolo, deve essere
coraggioso, leale, generoso, sempre pronto al servizio e disposto
all'accordo". Poi, rivolgendosi ai neofiti, ordina loro di
pronunciare ad alta voce il loro nome e il nome del loro rione.
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