Palio dei Rioni 2008

Palio dei Rioni 2008
 

IL NOSTRO PALIO

Comune di Maggiora
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dell'Amministrazione Comunale di Maggiora e della

Regione Piemonte

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Nel Palio

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Il nostro Palio ha il pregio di essere diventato una tradizione maggiorese, anche se non esiste la certezza di origini storiche fondate.

Tuttavia Maggiora ha avuto origine, organizzazione e riconoscimento. Con la XVII edizione in programma in questo 2002 si intende continuare la ricostruzione storica verosimile, attinente alla realtà del tempo (ed in parte documentata) delle origini della comunità.

Nelle passate edizioni si erano potute presentare le ricerche sulla storia dei primi anni di Maggiora, sulle prime feste con particolari studi sull'alimentazione di quel tempo. Maggiora divenne comunità civile e religiosa e pertanto fu necessario procedere alla Nomina dei Consoli e del Curato. Con la costruzione di una piccola cappella, Maggiora divenne centro religioso: fu necessaria la Benedizione di un altare.

Man mano che il centro si ampliava fu necessario amministrare la giustizia: un caso particolare che impegnò i giudici fu quello del Contenzioso delle pecore. Le continue scorrerie di briganti e casi di soprusi da parte di fazioni ostili avevano consigliato di organizzare una difesa del borgo e pertanto si passò alla Costituzione della Compagnia Arcieri che fu affidata al comando di quattro baldi maggioresi che erano stati nominarti Cavalieri da Enrico Tornielli. Maggiora ebbe anche un Mangano per la sua difesa.

Tutto questo per difendere il lavoro dei miti maggioresi che si distinguevano come bravi artigiani e commercianti ma che non perdevano l'occasione per ben figurare anche come agricoltori specialmente come produttori di buon vino.

Ma ricordare i primi anni di vita del piccolo centro senza parlare del casato dei Tornielli, non sembra giusto. Per questo il Palio é lieto di accogliere per la séconda volta consecutiva la Comunità di Vergano di Borgomanero che ha accettato di rappresentare il celebre casato nelle rievocazioni storiche di queste ultime edizioni.

Per ricordare tutto questo, quasi ad anticipare le moderne ferie, venne anche il "Tempo del Palio".


CORSA E MARCHIO DELLE BOTTI

 Enrico Tornielli si rivolge alla gente di Maxoria invitandola a dare il via al Palio e a preparare le botti per la corsa, di cui ha sentito parlare e che ha la fortuna di poter assistere.

 Quella gara era nata quasi per gioco: alcuni giovani, dovendo portare le loro più grosse botti sulla pubblica piazza per un conteggio generale, si sorpresero a spingerle con forza ma anche con divertimento, tanto da tramutare la fatica in competizione. Capitò vincitore un uomo delle Cascine, poi due della Valeggia, non mancò un gruppetto della Cavaiasca né altri della Malviraa. In men che non si dica le botti ruzzolarono su e giù più volte prima di essere colmate di vino profumato. Così anche quel 24 giugno la corsa non poteva mancare.

 Dovendo essere tutto in regola, i capitani con alcuni rionali fidati si sottopongono di buon grado al controllo delle loro botti che, pesale e zavorrate, vengono marchiate a fuoco con un sigillo contraddistinto dall'iniziale di Maxoria.

 Ogni gruppo segue con attenzione la marchiatura, si può dire quasi con apprensione perché per ogni rionale la sua botte ha un fascino e un cuore, capaci di far correre a perdifiato nove baldi giovani all'inseguimento della vittoria.

 La botte, nel giorno del Palio, è vita, che si colora di giallo per le Cascine, di blu per la Cavaiasca, di verde per la Malviraa e di rosso per la Valeggia.

TIRO CON L’ARCO

 Nell'attesa del momento propizio i rionali si cimentano in prove di abilità. I capitani, che hanno lavorato duro perché il proprio rione faccia bella figura, decidono di chiamare in campo i loro arcieri.

 La compagnia degli arcieri era stata istituita in anni più bui per contese e tenzoni. Per fortuna l'arte di scoccare le frecce si era ben mantenuta con la mira della selvaggina nei boschi di Musocco.Arcieri

 Nel giorno del Palio i migliori arcieri sono chiamati a dimostrare la loro valentia. Ogni capitano si rivolge al suo arciere chiamandolo con l'appellativo di battaglia, che gli arcieri, per meglio entrare nel loro ruolo, avevano scelto per richiamare l'origine degli eroi a cui si ispiravano. 

Poi avvolge alla faretra il drappo del colore del rione, in segno d' affetto e di partecipazione di tutti i rionali che sono vicini all'arciere durante la gara. 

Infine lo esorta "O nostro abile arciere, che ti sei degnato di passare ore e ore nella boscaglia a lanciare dal tuo arco colpi sempre più dritti e sicuri, onoraci oggi con le tua prova. Che la luce del meriggio, la serenità del tuo animo e l'amore per la tua terra guidino il tuo sguardo e il tuo gesto alla meta vittoriosa!"

 

INVESTITURA DEI CAPITANI

 Nei primi decenni del 1300 gli uomini di Muciano, dopo la distruzione del castello di Montalbano, decisero di staccarsi da Boca per fondare una piccola comunità autonoma.

Ben presto si resero conto però che, se volevano mantenere e far prosperare la nascente Maxoria, dovevano difenderla con destrezza per parare gli oltraggi militareschi e le rivendicazioni feudali, consuete in quei tempi bellicosi.

Costituirono quindi una compagnia di arcieri che, con intense esercitazioni, imparò rapidamente a mirare e a colpire. Essendo però abituata alla caccia più che alla battaglia, e poiché si avvicinava l'ora d'inevitabili invasioni e possibili attacchi, si decise di coordinarla con la nomina di persone ardite e responsabili.

La scelta cadde su quattro uomini, ciascuno originario di un rione del borgo, dal fisico energico, dal carattere volitivo, dalla mente pronta e dal cuore fedele i quattro aspiranti capitani, dopo giorni d'intenso tirocinio sotto la guida del saggio console Andrino, sono pronti per ricevere l’investirura.

E' giorno di solleone domenica 14 luglio e grande festa a Maxoria. Tutta la popolazione si è, riunita in un grande spiazzo, al limitare della campagna, per assistere alla cerimonia., Ad attendere i prescelti c'è il signore di Vergano Enrico Tornielli con la consorte Bonacosa Visconti e la cognata Brusamante Malaspina, ed il priore Pietro Torniello con la sorella Zaccarina.

Giunti al cospetto dei signori, i quattro iniziano il rito bagnandosi la punta delle dita in un bacile colmo d'acqua di rose; poi si passano di mano in mano una croce, su cui hanno meditato durante la notte trascorsa in chiesa.

Il priore si avvicina ad uno ad uno, dando un leggero colpo sulla guancia. Lo segue il religioso Antonio da Gualano, che benedice le spade -portate all'altare- con cui adorna il fianco di ciascuno mentre invoca benedizioni sulla loro missione. Si fa avanti il nobile Tornielli che, con la propria spada, sfiora loro la spalla destra dicendo: "Per l'autorità che mi è concessa, da oggi in poi fino al nuovo giungere dell'estate, tu sarai capitano. A te spetterà il compito di riunire e preparare la gente del tuo rione, tuo il dovere di difenderla in caso di pericolo, d'incoraggiarla in caso di sofferenza, di pacificarla se ci fosse malumore; tuo l'incarico di far valere le virtù di ciascuno e di custodire i beni di tutti. Sappi che, un uomo che si fregia di questo titolo, deve essere coraggioso, leale, generoso, sempre pronto al servizio e disposto all'accordo". Poi, rivolgendosi ai neofiti, ordina loro di pronunciare ad alta voce il loro nome e il nome del loro rione.

 

 Web Master P.I. Michele Marucco

ultimo aggiornamento il 25/06/2008