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N.
A GHEMME IL 14 LUGLIO 1798, + in Torino il 18 ottobre 1888.
Alessandro Antonelli ebbe i natali sul finire del secolo scorso
nel Comune di Ghemme Novarese dal dottore Costanzo che ivi
teneva l'ufficio notarile e dalla signora Angiola Bozzi.
Ma la famiglia Antonelli appartiene al vicino Comune di Maggiora
dove venne a stabilirsi da Roma all'epoca delle fazioni guelfe e
ghibelline; ebbe in un tempo la investitura feudale del luogo;
diede parecchi uomini illustri nelle scienze e nelle armi, tra i
quali un cancelliere al Duca d'Este; fondò l'attuale Monte di
Pietà e legò sempre il suo nome a tutto quanto di più nobile, di
più distinto ebbe a compiersi in quella importante regione del
Novarese.
Alessandro
Antonelli fu il secondogenito di una numerosa famiglia. Il
primogenito Antonio era avvocato,
ma dovette presto abbandonare le belle prove fatte nel foro per
dedicarsi alla famiglia, rimasta troppo presto orfana di padre;
e tra le domestiche cure si occupò nondimeno intensamente di
agricoltura, di enologia, di ceramica, ed ottenne distinzioni
per la produzione dei gres. Il terzogenito, Ercole, fu medico -
chirurgo primario nell'ospedale di Novara, dove è ancora
ricordato per la sua valentia nella parte operativa; un altro
fratello, Giovanni, era geometra; l'ultimo dei fratelli,
l'avvocato Francesco, è ancora esempio vivente dell'attività di
mente e della fermezza di carattere, tradizionali nella famiglia
Antonelli.
Alessandro fu mandato a
studiare ginnasio e liceo in Milano; contemporaneamente prese a
dedicarsi allo studio del disegno nell'Accademia di Brera; in
appresso si trasferì a Torino per gli studi universitari. Quivi
si dedicò in modo particolare a studiare disegno e architettura
nella scuola di Buonsignore, ma non trascurò gli altri rami
d'insegnamento e non mancò di fare buon fondamento di studi di
matematica e di meccanica. Nel collegio Caccia studiò
privatamente la geometria descrittiva, ramo di studio che
introdotto nell'università sotto il regime Napoleonico, era
stato abbandonato in quell'epoca.
Laureatosi ingegnere
architetto nel 1824, entrò negli uffici tecnici del Demanio e fu
tosto destinato ai lavori
per la costruzione del
palazzo della Curia Massima. E noto come, perduti i disegni del
Juvara, si dovesse costruire il palazzo colla scorta di un
modello in legno che si sapeva essere stato fatto all'epoca del
Juvara medesimo o poco dopo. Fu precipuo compito dell'Antonelli
di ricavare da questo modello i disegni di esecuzione e di
condurre i lavori.
Poco tempo dopo era
occupato a dirigere i lavori della palazzina del dottor Porta
ora Martini in fondo ai portici Lamarmora in Torino.
Nel 1828, vinto il
concorso per un posto governativo di studi di perfezionamento
nell'architettura, recatosi a Roma, e quivi alternò le sue
occupazioni tra lo studio dei monumenti antichi e la
compilazione di progetti di arte moderna; attirato dalla fama
del prof. Sereni che professava geometria descrittiva
nell'Ateneo romano, ne frequentò le sue lezioni e si approfondì
in questo suo ramo prediletto di applicazioni della geometria;
contrasse personale conoscenza ed ebbe rapporti di amicizia con
molti distinti artisti italiani e stranieri che allora erano in
Roma come lui per lo studio dell'arte, e chiuse il periodo suo
alunnato con un grandioso progetto che menò molto rumore.
Questo progetto consisteva
in una sistemazione della piazza Castello di Torino con la
edificazione di una nuova cattedrale coll'asse longitudinale su
quello dell'attuale armeria reale, la nuova metropolitana doveva
avere da un fianco l'attuale piazzetta reale e dall'altro un
altro piazzale da formarsi colla demolizione degli attuali
fabbricati della prefettura e degli uffizi della provincia; e di
fronte una grande piazza, forse la più grande d'Europa nel cuore
di una città, essendoché aveva progettato di demolire il palazzo
Madama, reimpiegando marmi della bellissima fronte del Juvara, e
riproducendone il superbo scalone in un nuovo edificio destinato
agli uffici del Governo da lui progettato nell'area del giardino
reale. Altri edifici erano proposti nella parte inferiore del
giardino stesso per le Pinacoteche, l'Accademia di Belle Arti ed
i Musei. Tutto questo complesso di progetti l'Antonelli
determinò e svolse in diversi disegni e prospettive che pubblicò
in Milano, e gli fruttarono tosto di essere inscritto nell'albo
delle Accademie di Bologna, di Firenze, di Milano, di Parma e di
Torino.
Nel 1836 essendo stato
nominato professore insegnante nell'Accademia Albertina di Belle
Arti in Torino, fece omaggio al Corpo accademico degli originali
del suo
progetto di piazza
Castello i quali furono depositati nell'archivio dell'accademia
stessa. Quivi professò contemporaneamente architettura, ornato e
prospettiva; ed ebbe ad allievi molti valenti artisti
piemontesi, parecchi dei quali prima ancora dell'Antonelli
mancati al culto dell'arte, ricordavano con singolare
compiacenza di essere stati suoi allievi.
Nel 1843 Alessandro
Antonelli sposò donna Francesca Scaccabarozzi, di nobile
famiglia cremonese e di nobilissimi sentimenti, che gli fu
sempre a fianco, angelo tutelare della sua lunga e faticosa
esistenza e ne raccolse l'ultimo respiro.
Ebbe una figlia di tratti
delicati e gentili, che morte raccolse in età giovanile, quando
per altro era già divenuta la sua compagna nelle lunghe ore di
studio ed anche un valido aiuto nei conteggi e nelle
scritturazioni. Lascia un figlio, l'ingegnere Costanzo, che fin
dal 1870, appena compiuti gli studii nell'Ateneo e nella Scuola
del Valentino in Torino, fu tosto aiuto e collaboratore in tutti
i lavori del padre, e che specialmente in questi ultimi anni
dedicava tutte le sue forze e tutto il suo tempo ad interpretare
e tradurre in atto con devozione veramente esemplare le idee e i
desideri del padre. Alessandro Antonelli fin dai primi anni in
cui prese a professare nell'Accademia Albertina ebbe commissioni
in Torino e nel Novarese e attese sempre intensamente allo
esercizio della professione. Nel 1857, in occasione di certe
riforme fatte nell'insegnamento, abbandonò anche l'Accademia e
si dedicò esclusivamente a estrinsecare i propri ideali
architettonici nelle fabbriche o quanto meno nei progetti dei
quali veniva sovente richiesto; l'amore che portava ai propri
lavori era tale, che rifiutò non senza rammarico di accettare la
proposta del Matteucci che lo voleva professore a Milano, quando
era in fondazione quello Istituto tecnico superiore.
I lavori ed i progetti
dell'Antonelli meriterebbero tutti di essere accuratamente
descritti e spiegati; ma in un cenno necrologico devo
necessariamente restringermi ad una semplice enumerazione di
quanto, a mia conoscenza, ebbe ad eseguire od a progettare.
Fabbriche eseguite in
Torino
- Palazzo del Demanio in
via Bogino, progettato ed eseguito tra il 1843 e il 1845 per
servire di sede al Collegio detto delle Province, ma che poi
appena ultimato, a causa delle mutate condizioni di detto
Collegio e del paese, servì successivamente ad uso di caserma,
poi di istituto tecnico e di scuola dei geometri, ed ora è
occupato in parte dagli uffici erariali governativi di Torino e
in parte dalla Scuola superiore di guerra.
- Palazzina privata,
costruita prima del 1859, colla fronte sul Corso del Duca di
Genova, verso l'antica Piazza d'Armi, per l'orafo Borani, che
comprendeva l'abitazione e il negozio patronale e le officine di
fabbricazione; tale palazzina, che in seguito cambiò più volte
di proprietario e di destinazione, ha subìto pure diverse
modificazioni.
- Sistemazione e
ingrandimento del palazzo del conte Federico Callori, via
Accademia Albertina e via dei Mille, eseguito tra gli anni
1847-1850. Il cortile è un corpo di fabbrica verso la via dei
Mille con l'interna cappella gentilizia, sono stati eseguiti di
sana pianta col progetto Antonelli; e la facciata venne
pubblicata dal compianto generale Castellazzi nell'opera Le
fabbriche di Carlo Pomis.
- Case costruite circa il
1867 per il signor PonzioVaglia, via Plana, 11, piazza Maria
Teresa, 45 e via della Rocca, 14, ora dette del Duca di Genova.
- Casa per i signori
Ponzio e Feroggio, in corso Umberto e corso Oporto, 15 e 13,
costruite circa il 1854, detta volgarmente "la casa delle
colonne".
- Casa per i signori
Orizio e Cantoni, via Vanchiglia e - via degli Artisti,
1847-1848.
- Casa di proprietà della
famiglia Antonelli, Corso San Maurizio e via Vanchiglia,
ultimata il 1851 poco tempo prima dello scoppio del polverificio
di Borgo Dora, che danneggiò molte case in Vanchiglia, ma non
questa di Antonelli. E questo fatto servì allora a convincere
alcuni increduli della solidità della casa di Antonelli, a quel
modo istesso che per alcuni fu necessario il recente terremoto
del 1887, per acquistare fiducia nella mole Antonelliana di via
Montebello.
- Casa per il signor
Pietro Ropolo, corso S. Maurizio, 18 (1852-53).
- Casa per il signor avv.
Martelli, via Lagrange e via Mazzini, 2.
- Mole Antonelliana.
Edificio in via Montebello, 20, iniziato dalla Comunità
israelitica di Torino ad uso di tempio nel 1863 - rimasto
interrotto nella costruzione dal 1869 fino al 1878 - e in fine,
per iniziativa di molti cittadini con alla testa il compianto
avv. Allis, Consiglie-
re e Deputato al
Parlamento, divenuto proprietà municipale con voto consigliare
delli 25 giugno 1877, stato confermato il 15 aprile 1878 e dal
Consiglio stesso che lo consacrò a ricordo nazionale a Vittorio
Emanuele II.
Da quell'epoca, Antonelli
compì é coperse la gran vôlta face la galleria delle 76 colonne
granitiche del tamburo, edificò sul lucernario del vôlto la
guglia lapidea e laterizia, alta circa 80 metri, completò le
scale e molti lavori interni; la spesa complessiva supera oggidì
di poco il milione, e Antonelli chiuse gli occhi mentre era già
collocata in opera l'asta di ferro che deve portare la statua di
finimento, pur essa compita; non rimane che di collocarla in
opera. Con essa si toccherà l'altezza di 165 metri sul suolo
stradale.
Progetti per Torino non
eseguiti
Tra i progetti che
Antonelli ebbe a compilare per Torino, ma che poi per un motivo
o per l'altro rimasero ineseguiti, vanno ricordati i seguenti:
- Sistemazione di piazza
Castello con nuove costruzioni, come si è detto più sopra.
- Palazzo per la sede
della Camera dei Deputati e del Senato, utilizzando il palazzo
Carignano, sviluppato circa il 1860, quando una Commissione,
presieduta dal marchese Alfieri di Sostegno, si occupava della
questione. Antonelli si proponeva di dimostrare con questo
progetto che senza prendere tutto il palazzo Carignano, come era
allora, ed inoltrarsi colla nuova fabbricazione ad occupare metà
piazza Carlo Alberto fino sulla linea della strada, non si
avrebbe potuto ottenere una sede sufficiente ai bisogni del
Parlamento. E più tardi, quando fu ultimato il progetto
Ferri-Bollati, tutti riconobbero che se la sede della capitale
rimaneva a Torino, la residenza sarebbe stata troppo angusta al
suo scopo.
- Qualche anno prima
Antonelli fu richiesto di un progetto per una galleria di opere
d'arte moderna da elevarsi sulla metà opposta della piazza ed
attaccarsi all'attuale palazzo del Demanio di via Bogino, che
allora era ancora in progetto ed erano in corso le pratiche
d'ufficio per la esecuzione.
- Richiesto dal sacerdote
Don Cocchi, il fondatore del Collegio degli Artigianelli,
progettò una fabbrica per quest'istituto da erigersi in
Vanchiglia.
- Richiesto da un Comitato
promotore svolgeva nel 1854 un progetto di chiesa parrocchiale
per il Borgo di Vanchiglia. Il Comitato aveva già adottato
questo progetto, quando intervenne la marchesa Barolo disposta a
sostenere quasi tutte le
spese per la nuova chiesa e per la sua ufficiatura, ed il
Comitato, per assecondar il desiderio di questa insigne
benefattrice, ritirò il progetto Antonelli e fece buon viso al
progetto di Santa Giulia da lei patrocinato, e che venne
eseguito.
- Progettò un padiglione
reale da eseguire sulla pista delle corse dei cavalli.
- Essendo stato nominato,
prima del 1859, membro di una Commissione che doveva studiare un
piano regolatore e di ingrandimento di Torino, Antonelli, dato
di piglio ad una pianta di Torino, studiò e delineò un piano che
riguardava l'allargamento di alcune arterie interne, il
prolungamento dei corsi principali verso la periferia, una gran
strada con giardino che doveva fare una zona anulare di
circonvallazione a tutta Torino. Nel piano Antonelli fin
d'allora si vedevano indicati il trasporto della piazza d'Armi,
la formazione di una strada dei colli, che doveva passare poco a
monte del ritiro delle Vedove e Nubili, ed erano quasi
profeticamente risolte molte questioni che sono tutt'ora
all'ordine del giorno.
- Di iniziativa dell'avv.
Martelli, allora Consigliere comunale, studiò e mise in carta un
progetto di riduzione di piazza S. Carlo per farne un panteon
dei grandi italiani.
Fabbriche eseguite in
Novara
- Altare maggiore per il
Duomo di Novara, inaugurato nel 1833, nel quale, per la parte
statuaria, collaborò lo scultore Thornwalzer.
- Più tardi, circa il
1850, studiò ed eseguì, l'attuale porticato della piazza del
Mercato sul fianco del Duomo a luogo di una serie di casupole,
che stavano addossate al vecchio Duomo che erano di proprietà
del Capitolo.
- Il porticato fu da
Antonelli studiato in armonia con un progetto per un nuovo
duomo, che sviluppò e presentò in omaggio al Capitolo che gli
aveva accordata la sua fiducia per l'erezione del detto altare.
Questo progetto fu poi accettato dal Capitolo e il nuovo duomo
veniva inaugurato al culto nel 1868. Del progetto Antonelli
rimangono ancora ad eseguirsi i bracci della croce, il
presbiterio e la cupola.
- Tra gli anni 1850-1860,
Antonelli edificò in Novara la parte nuova dell'Ospedale Civile,
cui diede un tipo affatto speciale per facilitare tutti i
servizi senza disturbare o impressionare i malati, e offrire
loro sale e gallerie di ricreazione.
- Casa pel Giovanetti, ora
Prato, in corso Cavour, anno 1840.
- Casa Stoppani, presso il
palazzo della Prefettura: stesso anno.
- Sistemazione e
ingrandimento della casa Avogadro, presso la chiesa di San
Marco: anno 1845.
- Casa per i signori
De-Santis, prospiciente la passeggiata dei Bastioni: anno 1845.
- Cupola di San Gaudenzio.
Richiesto dalla Opera lapidea di San Gaudenzio fino dal 1841,
compilò il suo primitivo progetto per questa cupola, cui tosto
si pose mano alacremente, e che comprendeva anche una nuova
facciata e diverse opere addizionali per coordinare la antica
chiesa del Pellegrino Tibaldi con la nuova cupola. Dal 1851 al
1858 i lavori furono sospesi, e Antonelli ne approfittò per
portare al suo progetto notevoli varianti e ingrandimenti che
furono accettati, e si ripresero i lavori.
Circa il 1860 avviene
nuova sospensione di lavori, ed Antonelli prepara nuove varianti
e ingrandimenti al progetto; non senza qualche fatica riesce a
farli accettare dalle autorità novaresi, finché nel 1860 si
riprendono i lavori con nuova lena, e nel 1863 la cupola, sopra
un doppio giro esterno di colonne granitiche, arriva alla base
del cupolino, mentre sono di già eseguiti non pochi stucchi
decorativi della prima tazza interna. Ma succede nuova sosta. 1
lavori del cupolino sono ripresi nel 1876, e nel 1878 la statua
del Redentore è a suo posto, ad una altezza di circa 125 metri
sul pavimento della chiesa. Più tardi, si fanno nuovi stucchi
interni, si rifanno completamente i quattro piloni, opera del
Pellegrino Tibaldi, impiegando materiale e muratura più
resistente, e con tutto questo la spesa per questa cupola, che è
forse a tutt'oggi il più grande lavoro a colonnati granitici che
esista al mondo, non riesce a superare il mezzo milione2.
Progetti per Novara non eseguiti
- Prima del 1855 ebbe a
dare un progetto di Dogana internazionale da erigersi in Novara,
ma che fu poi abbandonato per le mutate condizioni politiche.
- All'epoca in cui si
occupava del Duomo, studiò un piano regolatore per Novara,
creando nuove arterie e disegnando un porticato mediante cui si
doveva comunicare al coperto dalla stazione fino alla piazza del
Mercato, nel centro della città.
- Nel 1858 svolse un
progetto di teatro cittadino, con annessi al primo piano i
locali per il Casino sociale
novarese, progetto molto
singolare per essere tutto di struttura laterizia anche nel
coperto, e quindi incombustibile nel vero senso della parola,
nonché per la facilità e quantità degli accessi e delle uscite,
che non si riscontra nemmeno nei più recenti teatri eseguitisi e
progettati dopo le immani catastrofi di questi ultimi tempia.
Lavori e progetti diversi
- A Bellinzago, sulla
linea Novara - Arona, fece, circa il 1840, la chiesa
parrocchiale rimarchevole per essere stata una delle prime
estrinsecazioni, in fatto di chiese, dell'Antonelli. Il suo
busto e una lapide della Fabbriceria ricordano che Antonelli
fece i disegni e condusse a compimento gratuitamente i lavori
della chiesa.
- Poco tempo dopo edificò
la casa canonica, dipendenza della stessa chiesa, con un
porticato a comodo e decoro della piazza circostante.
- Sopra un'area libera, a
pochi passi da detta chiesa, più tardi, tra gli anni 1874 e
1876, fece, per legato del compianto avvocato Gabriele Demedici,
per iniziativa del sindaco avv. Vandoni e col concorso del
Comune e della popolazione, un asilo infantile nel quale si
comprendono sale, gallerie e luoghi di ricreazione per 300
bambini, cucina, abitazione delle suore ed ogni dipendenza,
mentre il consutivo della spesa non oltrepassa le 70.000 lire.
- A Oleggio, stazione
successiva a Bellinzago, sulla stessa linea di Arona, costrusse
la chiesa parrocchiale, ad iniziativa e cure dell'arciprete
Bertotto, più vasta e più ardita di quella di Bellinzago, con un
porticato nella fronte a quattro grandi colonne di granito, e
che nel suo assieme ricorda più da vicino il tipo del Duomo di
Novara.
- A Borgolavezzaro, linea
Novara - Mortara, fece e compì, tra gli anni 1858-62, la chiesa
parrocchiale, iniziatore ed anima essendo il prevosto don
Iacchetti di Riva Valsesia, morto nel 1860. Questa costruzione
segna un nuovo passo dell'Antonelli nella sua maestria di sapere
coprire a vôlta i grandi spazi con una esiguità di mezzi che
prima di lui si sarebbe creduta impossibile. Il preventivo del
progetto era di L. 97,000, ed ultimato in tutte le sue parti e
compresi anche alcuni lavori addizionali voluti dalla
Fabbriceria la spesa toccò appena la cifra di 103,000.
- Per il comune di
Vespolate, vicino a Borgolavezzaro, fu richiesto nel 1863 pure
di un progetto di chiesa, ma questa poi non ebbe esecuzione.
- A Maggiora, sua patria e
residenza estiva, Antonelli nel 1838 ultimò lo scurolo di Sant'Agapito,
annesso alla chiesa parrocchiale, che è un grazioso tempietto
tetrastilo, disegnato dall'architetto canonico Zanoia; ma che fu
eseguito con notevoli migliorie ed aggiunte dell'Antonelli, il
quale diede pure il disegno dell'arca monumentale in esso
contenuta.
- In Maggiora stessa per
dar campo alla sua continua operosità anche nei pochi mesi di
vacanza, e anche per beneficare col lavoro operai e manovali
suoi compaesani, tutti gli anni fece lavori intorno alla sua
casa paterna, che riformò nella parte vecchia, ingrandì con una
manica nuova di pianta, e rese più amena con grandi movimenti di
terra nel giardino.
I muratori di Maggiora
avevano così occasione di imparare da Antonelli e quasi tutte le
case nuove che si sono fatte o che si vanno facendo in quella
località, sentono quale più quale meno la maniera particolare di
costruire dell'Antonella.
-
Ciò che ha guadagnato per tempo la popolarità dell'Antonelli nel
Novarese è il Santuario del Crocefisso, tra le gole dei monti,
in Comune di Boca poco lontano da Maggiora. Il primo progetto di
questo Santuario data dal 1830 quando Antonelli studiava in Roma
- e nel compilarlo e nello incominciare i lavori dovette
coordinarlo ad alcuni porticati che erano già eseguiti e che si
vollero conservare. In origine si doveva fare la chiesa con
vôlta a botte di 17 metri di corda, sopra un sol ordine di
colonne interne, e i lati di un piazzale dovevano essere
occupati da due maniche per le foresterie, abitazioni ed oratori
per il clero che si reca sul luogo a compiere pii esercizi. Ma
poi l'esiguità dei mezzi pecuniari, raccolti tutti con le
spontanee offerte in danari e di cose in natura che recano i
fedeli visitatori del Santuario, non permise mai i grandi lavori
di espropriazione e di sistemazione del suolo, deviazione del
torrente e simili. Ciò malgrado l'Antonelli seppe fare della
chiesa ugualmente un monumento di primo ordine che non la cede
alla cupola di Novara e alla Mole di via Montebello. Sovrappose
all'ordine di colonne interne un altro ordine e portò la gran
vôlta a un'altezza considerevole fiancheggiandola con due
gallerie che si sovrappongono alle navi laterali. Nei rifianchi
di estradosso del vôlto, e sopra il vôlto stesso fece a due
piani le foresterie e sopra di queste fece ancora un oratorio ed
altri locali ad uso del clero. Il tutto è eseguito, ma la
costruzione è ancora greggia, ora si attende alle colonne
granitiche colossali
di un atrio ancora più
colossale che deve formare l'anti-tempio. L'ardore e l'amore dei
villeggiani per la integrazione di questo grandioso ardimento
del loro compatriota, sono cresciuti e crescono a misura che
sorge gigante e si avvicina al suo compimento: né vuolsi
dimenticare che il progetto comprende pure un adeguato campanile
che colla sua altezza dovrà dominare i monti circonvicini.
- A Soliva, paese vicino
al Santuario di Boca, Antonelli fece pure la piccola chiesa
parrocchiale.
- E così pure a
Castagnola, piccolo villaggio ancora più inoltrato nelle gole e
verso la cima dei monti.
- A Ghemme, sulla linea
Novara - Varallo, fece una rotonda annessa alla chiesa
parrocchiale, dipinta in parte dal pittore Paolo Emilio Morgari.
- A Fontaneto d'Agogna
fece un'altra rotonda annessa alla parrocchia abbellita da
cassettoni, stucchi e statue. - A Romagnano Sesia, tra gli anni
1842 e 1848, fece la sontuosa villa Caccia con dipendenze
rustiche patronali e coloniche. Sorge in un punto dominante
sulla strada di Varallo, e se non fosse casa così antica e così
confinata nella campagna, basterebbe da sola a formare la
celebrità di un architetto.
- Ad Alessandria tra gli
anni 1855-1858 eseguì l'Ospizio degli orfani ed uno scalone in
dipendenza di un progetto generale che aveva compilato fino dal
1844 per la sistemazione e l'ingrandimento dell'Ospedale Civile,
del Monte di Pietà e dell'Ospizio degli orfani che sono
raggruppati e dipendono da una amministrazione unica.
Ultimamente questa Amministrazione, con nuovi disegni
dell'architetto Canetti da Vercelli, ha fatto un ingrandimento e
nuova sistemazione dei locali, ma la parte costrutta da
Antonelli fu conservata ed è coordinata a questi nuovi piani.
- Circa il 1863 Antonelli
fece per Alessandria un progetto per una nuova cattedrale, che
poi non fu eseguito. - A Casale Monferrato fu chiamato e compilò
un progetto per il Duomo, nuovo di pianta, e che rimase
ineseguito.
- Parimenti in Casale fece
un progetto di riforma e ingrandimento del palazzo dei marchesi
Di Massel, che ebbe un principio di esecuzione e poi fu
abbandonato. - A Castellamonte fu pure richiesto di un progetto
di chiesa parrocchiale, e progettò una rotonda di circa 42 metri
di diametro. I lavori erano giunti al piano d'imposta del gran
vôlto, i materiali e molte prestazioni d'opere erano date
gratuitamente dagli abitanti, ma le vicende
politiche del 1847-48
recarono una sosta nei lavori, in tanto morì il parroco che era
iniziatore dell'opera, i timori e il parere dei timidi
prevalsero e il progetto Antonelli fu abbandonato. Demolite le
colonne e una parte del muro di perimetro, coi disegni di un
altro architetto e coi materiali di demolizione, si fece una
piccola chiesa sull'area del presbiterio del progetto Antonelli,
e l'area della rotonda serve ora da piazza alla piccola chiesa.
Ma la spesa per questo nuovo lavoro oltrepassò le duecento mila
lire; mentre con una minore Castellamonte poteva completare il
progetto Antonelli e vantare un tempio il quale avrebbe fatto
riscontro al Panteon di Roma.
- Per la città di Mortara
fece nel 1860 il progetto del palazzo municipale il quale fu poi
eseguito in parte colla scorta dei disegni da lui spediti.
- La città di Ferrara, su
proposta del deputato Cesare Valerio, nel 1862 richiese
Antonelli per lo studio del piano regolatore; recatosi sopra
luogo in tre giorni compilò il piano, e da una lettera del conte
Baldassare Bergando, allora sindaco di quella città, risulta che
il suo progetto fu accolto favorevolmente dal Consiglio.
- Nel 1845 fece per i
fratelli baroni Casana un progetto di fabbricato rustico che
doveva eseguirsi in Faule presso Saluzzo.
- Nell'anno 1864, dopo che
fu uno della Commissione per il Concorso internazionale di
facciata a Santa Maria del Fiore, invitato con gli altri suoi
colleghi dal Comitato per la facciata, svolse ed inviò il suo
progetto che offre una soluzione radicalmente diversa da tutte
quelle state proposte.
Questo progetto fu
senz'altro condannato all'ostracismo, il che non vuole ancora
dire che Antonelli avesse poi tutti i torti a produrre questa
soluzione.
- Nel 1856, impressionato
da alcuni difetti che presentava il progetto Canina allora in
corso di esecuzione al Santuario di Oropa - Biellese, compilò un
progetto; non già che se ne prefiggesse la costruzione, ma per
dimostrare col fatto il fondamento delle sue critiche al
progetto del celebre suo collega. Che Antonelli non male si
opponesse lo dimostrò poi il fatto che appena i lavori si
delinearono nella loro elevazione, i difetti si fecero così
palesi che prima i lavori furono sospesi, poi abbandonati. In un
rapporto a stampar di una Commissione nominata dal Santuario del
1877 sono svolte ampiamente le stesse critiche che Antonelli
aveva fatte 21 anni prima.
- L'Amministrazione
dell'Oropa aveva invitato l'Antonelli a presentare il suo
precedente progetto, che presentò con qualche variante, e
insieme ad altri venne sottoposto all'esame della detta
Commissione del 1877, la quale per altro additò di preferenza
per l'esecuzione il progetto lasciato dal Galletti, architetto
del secolo scorso.
- L'anno 1880 si recò,
dietro richiesta, sopra luogo, e compilò un progetto di restauro
alla copertura della cupola del Santuario di Vico a Mondovì,
opera del Vitozzi. Antonelli, convinto che nessun genere di
copertura è valido a proteggere una cupola a semplice parete
quando si adatta direttamente all'estradosso di questa parete,
proponeva col suo progetto di fare una controcupola esterna. I
restauri poi si fecero, ma non con l'idea di Antonelli, e il
tempo dimostrerà da qual parte fosse la ragione.
Questo, che io sappia, per
ordine di data, è l'ultimo progetto che fu richiesto
all'Antonelli; tuttavia in questi ultimi anni, alternando le sue
occupazioni tra il Santuario del Crocefisso di Boca, la cupola
di San Gaudenzio e la Mole di Torino, andava col suo indomito
ingegno accarezzando e svolgendo nuovi e ardimentosi ideali; ma
più segnatamente erano due i progetti ai quali andava rivolgendo
il suo pensiero, uno per la facciata da farsi al Duomo di
Milano, e un altro un tempio-mausoleo ai Re d'Italia, da
erigersi in Roma sul Monte Mario o sul Monte Cavi al luogo
dell'antico tempio di Giove Laziale. Ma la morte, che lo trovò
ancora sulla breccia malgrado i suoi novant'anni troncò pure il
filo a questi due progetti, sebbene del secondo e più grandioso
rimangano delineata di sua mano e compiuta la pianta e
incominciata l'altimetria.
Se come insegnante e come
architetto Antonelli ha lasciato grande traccia di sè, anche
come cittadino la sua vita non passò inosservata.
Fino dal 1847 prese parte
nel Comitato organizzatore del ricevimento di Carlo Alberto in
Torino dopo la concessione delle riforme, e fu l'anima
principale e l'architetto dell'arco di trionfo allora
improvvisato in piazza Vittorio Emanuele, il quale arco era
siffattamente piaciuto che da alcuni si sosteneva dovesse
trasformarsi in un arco monumentale ad onore di Carlo Alberto.
Fu deputato al Parlamento Subalpino, e quasi senza interruzione
fino alla sua morte fece parte del Consiglio
comunale di Torino. Fece
parte di molte Commissioni governative e comunali, tra le quali
quella del piano regolatore di Torino verso il 1859; nel 1862 a
Firenze per il concorso del Palazzo di Belle Arti; nel 1880 in
Torino per la nomina del professore di architettura e per la
Scuola del Valentino.
Nel 1886 l'Accademia
Romana di San Luca lo proclamava suo socio insieme a poche altre
illustrazioni architettoniche d'Europa.
In questi ultimi anni era
pur stato richiesto dal Municipio di Palermo per un parere sulla
questione del teatro Massimo. Fu invitato dal ministro
Zanardelli a prendere parte nella Commissione per il Palazzo di
Giustizia, ma l'Antonelli, per l'avanzata sua età, non poté
accettare tale incarico.
Senza enumerare le
dimostrazioni date all'Antonelli durante la sua ultima malattia
e dopo la sua morte dalle autorità e dalla cittadinanza di
Torino, di Novara, di Maggiora, di Ghemme, di Bellinzago, di
Oleggio e le testimonianze espresse dalle più distinte
personalità dell'arte, noterò che fin d'ora il Comune di Torino
ha decretato una lapide commemorativa da apporsi alla Mole; il
Comune di Maggiora, dove furono tumulate le sue spoglie mortali,
sta per elevargli una statua e in Ghemme si è pure deliberata
una lapide a ricordare il luogo in cui nacque.
Quando le opere di
Antonelli saranno disegnate e più universalmente conosciute
offriranno motivi a non pochi studi e riflessioni, e forse ciò
contribuirà a rettificare non pochi giudizi emessi sul suo
conto, e a determinare più esattamente il posto che gli compete
nella storia dell'architettura italiana di questo secolo.
Tuttavia si può affermare che Antonelli è stato maestro a se
stesso, ed è il solo degli architetti italiani che, formatosi
nell'epoca in cui tutti giuravano per il greco ed il romano, ha
saputo dare alle opere sue una impronta di personalità
potentissima, e formarsi in architettura un sistema, direi uno
stile, tutto proprio.
Nel suo sistema, il muro
non esiste altrimenti che come mezzo di chiusura e di riparo; il
sostegno e la solidità della fabbrica è tutta raccomandata a
pilastri, che danno punti di appoggio principali, ad archi, i
quali formano a loro volta il contrasto dei pilastri, offrono
nuovi punti di appoggio quando occorrono, e reggono le vôlte;
l'ordine e l'equilibrio governano ed armonizzano tutte le
masse della fabbrica, un
complesso di tiranti invisibile, immerso nella massa delle
murature stesse, ne completa la solidità, l'invariabilità del
sistema meccanico.
A partire dal modo di
pensare un progetto e tradurlo in linee, alle manovre, ai ponti
di servizio ed altri mezzi d'opera, alla formazione delle
fondamente e delle strutture dei piedritti, all'apparecchio
delle vôlte, ai modi di impiego e collegamento del ferro, alla
struttura e tracciamento delle scale, al sostegno ed alla
formazione della copertura, all'uso delle pietre e dei marmi,
all'esecuzione degli infissi di porte e finestre, degli arredi e
ai più piccoli particolari dell'uso e della decorazione, al tipo
ed alla distribuzione planimetrica ed altimetrica dell'edifizio
nelle sue varie specie, alla verità, razionalità del sistema
estetico sempre ricavato ed intimamente connesso alla verità e
bontà del sistema costruttivo, in tutto ciò insomma che riguarda
l'arte dell'architetto, Antonelli ha sistemi, procedimenti e
convincimenti suoi particolari, che prima si presentiscono, si
intravedono, si iniziano nelle sue fabbriche più antiche, e poi
gradatamente si accentuano, si sviluppano a un rigore
scientifico in quelle che vengono dopo. Molti processi di
costruzione, alcune disposizioni della casa che Antonelli fu il
primo ad inventare o ad introdurre in Torino ora sono di uso
generalizzato non solo a Torino, ma in altri luoghi d'Italia, e
più segnatamente a Roma; alcuni poi dei suoi procedimenti sono
così originali, così ingegnosi che vorrebbero essere battezzati
col suo nome.
E molto accettato e messo
in giro un giudizio stereotipato sul conto di Antonelli con cui
si fa il maggiore elogio del suo talento costruttivo e si
aggiungono tosto le più grandi riserve sulla bontà del suo
gusto, sul valore del sistema estetico delle sue fabbriche; gli
si fa da qualcuno anche rimprovero di avere fatto quasi
esclusivamente uso di forme elementari decorative od estetiche
ricavate dai monumenti dell'arte greca e dell'arte romana.
Ma si andrebbe troppo per
le lunghe se si volesse discutere questi punti.
Comunque sia, sta pur
sempre il fatto che Antonelli ha veduto i lavori di tre
generazioni di architetti, che sotto i suoi occhi si sono
succedute e rinnovate le scuole, i sistemi e gli ideali
dell'arte più universalmente accetti, che mentre le sue
fabbriche furono oggetto di critiche ed opposizioni senza fine,
egli non di meno sereno, costante, inflessibile ha sempre
camminato verso una meta, le sue fabbriche sono altrettante
pietre miliari della medesima strada percorsa, e tutte segnano
nuove
conquiste, nuovi passi
nello svolgimento e nel perfezionamento del suo sistema. Sul
conto di Antonelli non hanno ancora detto l'ultima loro parola
né i suoi avversari, né i suoi ammiratori, mentre non è ancora
escluso che le sue idee e le sue opere siano per divenire il
germe vivificatore di nuovi progressi dell'architettura
italiana.
C. Caselli
Tratto dal Libro
"Alessandro Antonelli nel suo Territorio" 1988 |