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Maggiora paese agricolo

Maggiora Baraggia, Campi al TramontoCon il II secolo d. C. il paesaggio agrario comprendente il territorio di Maggiora venne sottoposto alla centuriazione, cioè alla divisione in centurie di duecento iugeri di venticinque are ciascuno.

Venne tracciato un reticolo ortogonale con orientamento Nord-Sud nel senso dei cardines distanti tra loro dieci actus (metri 35 ca.) e con i decumani a cinque actus uno dall’altro.

I segni della limitatio romana sono rintracciabili nella fascia di campi arabili attraversata dalla via per Maggiora nell’altopiano sopra Cureggio.

L’unità di proprietà terriera era il fundus, di superficie varia, che poteva essere frazionato in due appellandosi maior e minor, superior e inferior; per la conduzione e coltivazione poteva essere ulteriormente diviso divenendo un fundus unità di conduzione costituito da parcelle di terra non confinanti chiamate masseria, colonia, manso.

La masseria era un’azienda rurale diretta da un massaro che sostituiva il padrone nella conduzione dei suoi fundi traendo sostentamento per sè e rendita per il proprietario.

La colonia era l’insieme di terre coltivate dal colono che li gestiva secondo un contratto a mezzadria. Il manso era la quantità di terra che poteva lavorare una famiglia con una coppia di buoi e un aratro.

Nel secolo VI il fundus fu sostituito dal casale, che spesso aveva per confine il fundus, appezzamento suscettibile di frazionamento ulteriore. Nei due secoli successivi, con la venuta dei Longobardi l’ordinamento fondiario venne travolto.

La realtà agraria si costituì di piccole aziende contadine libere o dipendenti da curtis e dalle curtis, cioè grandi aziende agrarie organicamente articolate in terra dominiche a conduzione diretta ed in terre a masserie a conduzione indirette.

Come si e già scritto, nell’800 la curtis di Boca consegnava decime al vescovo, quindi anche Maggiora ad essa unita. Nel secolo X per salvaguardare l’attività economica si procedette all’incastellamento, cioè alla costruzione di fortificazioni a castello nelle vicinanze di un abitato.

Il castello di Montalbano eseguì tale ruolo anche per il nostro territorio, mentre un castello a Maggiora pare venisse eretto intorno al 1450.

Nel XIII secolo le zone rurali o ville facevano riferimento ad un centro abitato con mercato, per il nostro territorio era Borgo San Leonardo di Maggiora. Nel XIII e XIV secolo il paesaggio agrario di Maggiora si componeva di quattro settori distinti: la valle del Sizzone e la fascia collinare prospiciente era zone di piccole vigne, prati e utili boschi , la cui legna serviva a Cureggio; il settore sud dell’altipiano a sinistra della strada per Romagnano era zona di gerbidi e di selve con baragge di difficile dissodamento essendo su base argillosa e utilizzata nell’antichità come cave.

Il settore nord dell’altipiano, a destra della strada per Romagnano, attraversato perpendicolarmente dalla via per Maggiora era zona di arabili e coltura intensive a vigna; la fascia collinare e montuosa ad ovest e nord-ovest di Boca, Soliva e Rasco, occupata da vigne e boschi.

Nel medioevo il torrente Sizzone aveva una buona portata d’acqua, il suo corso presentava meandri ed un lago di deposito alluvionale di ghiaia. Si coltivavano il frumento, il miglio, il panico, l’avena, la spelta, il farro, le rape, le castagne, il lino e la vite.

Le vigne, per difesa dalle greggi dei pascoli circostanti, erano cintate e racchiuse in broli, coltivate a filari distanti tre piedi e mezzo l’uno dall’altro, inframmezzate da olmi e da aceri, da salici e pioppi su terreni umidi.

La viticoltura era largamente praticata per il consumo di uva e vino ed anche per la fornitura della bevanda a scopo religioso.

Nei mulini, lungo il Sizzone, si macinavano i cereali e semi per l’olio, dalle rogge si traeva l’acqua per l’irrigazione dei prati.

Nei boschi abbondavano i fringuelli e non mancavano i lupi.

Gli abitanti , per lo più contadini, vivevano in rustici di legno, canniccio, argilla secca che poi si trasformarono e si solidificarono con pietre e tegole, ad un piano o con solario, con l’intelaiatura di gesso per le aperture e provvisti di camino. La loro vita lavorativa era precisamente scandita dai tempi dell’agricoltura e severamente regolata dai Bandi Campestri.

Fulvia Minazzoli

FONTI BIBLIOGRAFICHE:

A. Papale, Il paesaggio agrario del Borgonanerese nel XIII-XIV secolo, in "Il Contado di Novara", ASNO, 1977.

A. Castagneti, Realtà organizzativa agraria, in Medioevo rurale, il Mulino, Bologna, 1980.

V. Fumagalli, in Medioevo rurale, Il Mulino, Bologna , 1980.

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